Paradossi della Biennale: l’esclusione degli esclusi

È deludente scoprire che il lavoro svolto con i senzatetto a Roma non rientri nel concept della Biennale di Venezia! È veramente deludente scoprire che una proposta tanto semplice quanto difficile da rifiutare, quella di adottare tait come arredo pubblico durante la biennale non rientri nel concept di riportare per così dire dal fronte (tema di quest’anno). Ci sarebbe piaciuto raccontare delle complicate tematiche relative ai poveri ed emarginati della città, dello spazio pubblico e della condivisione di questo. Ci sarebbe piaciuto parlare di comunità e dialogo. Abbiamo portato avanti questo lavoro senza chiedere un soldo, lavorando fuori dalle istituzioni, abbiamo litigato con associazioni di volontariato, attivisti e perfino con l’elemosiniere del Papa!! E tutto questo solo per sollevare un problema concernente le nostre città e lo spazio pubblico. Perché non siamo così ipocriti da pensare che da soli possiamo trovare una soluzione! 

Ebbene è proprio di questa ipocrisia che vorremmo parlare. Ci sembra evidente che lavorare con i poveri e gli esclusi non sia il concept di quest’anno. Allora ci chiediamo quale sia??? 

Poi succedono cose che ti fanno riflettere e pensare che forse il caro Alejandro dice di essere un attivista e lavorare per i poveri solo quando si tratta di apparire su qualche che giornale. Perché quando degli studenti ti invitano in università per condividere la tua conoscenza e lavoro con e per loro tu non esiti a chiedere un onorario di 10000 dollari per 3h di intervento, più volo A/R in business class, pasti e perfino il pacchetto di gomme che compri, pagato! E tutto questo per un’iniziativa degli studenti! Soprattutto, chiedi addirittura di sapere le domande in anticipo!!! Menomale che internet è gratuito se devo vedere le stronzate che vai dicendo in giro da anni a pagamento!!! Qui sotto ci sono due immagini, una è la mail d’invito che Fabrizio e la sua collega di dottorato Rebecca con l’università di Edimburgo hanno inviato ad Alejandro. L’altra è la sua risposta, sono in inglese ma si capiscono…  

  

  

   

 Infine, non ci dispiace affatto che non siamo stati accettati. Forse è meglio così! Aspetaci! Ci vediamo comunque a Venezia con tait caro Alejandro! 

 

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